Articolo 21 e libertà di stampa. Il caso Biagi - “Ho sempre sognato di fare il giornalista, (...) riparare torti e ingiustizie"
 
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Articolo 21 e libertà di stampa. Il caso Biagi

“Ho sempre sognato di fare il giornalista, (...) riparare torti e ingiustizie"

Enzo Biagi è un famoso giornalista italiano che ha scritto per giornali noti come Il Corriere della Sera, La Stampa, Il Resto del Carlino, La Repubblica, L’Espresso. Ha pubblicato Reportages, Fumetti di argomento storico, innumerevoli saggi.  Ha condotto programmi televisivi, fra cui “Proibito” negli anni ’70 in cui trattava temi di attualità attraverso personaggi-chiave, come l'ex brigatista Alberto Franceschini, il finanziere poi coinvolto in inchieste di mafia e corruzione Michele Sindona, il dittatore libico Mu'ammar Gheddafi nei giorni successivi alla caduta dell'aereo su Ustica. Nel 1981, dopo lo scandalo della P2, lasciò il Corriere della Sera, dichiarando di non essere disposto a lavorare in un giornale controllato dalla massoneria, come sembrava emergere dalle inchieste della magistratura.  Nel 1986 su “Spot” intervistò Silvio Berlusconi nei giorni delle polemiche sui presunti favori del governo Craxi nei confronti delle sue televisioni. Berlusconi tentò invano di convincere Biagi ad entrare a Mediaset ma il giornalista non accettò, si dice perché legato affettivamente alla Rai e perché temeva che, nelle televisioni del Cavaliere, avrebbe avuto minore libertà. Ritorna in Rai nel 1995 con la trasmissione “Il Fatto”, considerato il miglior programma giornalistico realizzato nei primi cinquant'anni della Rai.

Sono state determinanti nella sua carriera le interviste concomitanti alla vittoria di Berlusconi nel 2001. I commenti rilasciatigli da Benigni, sul conflitto di interessi, e da Montanelli, sulla corruzione, gli costarono l’accusa di usare la televisione pubblica per impedire la vittoria di Berlusconi, che lo denunciò, poi prosciolto, per violazione della par-condicio.  Biagi si riferiva spesso all'allora premier Silvio Berlusconi in toni satirici, per esempio “Se Berlusconi avesse le tette farebbe anche l'annunciatrice”, ma più spesso sottolineava questioni morali: “Un presidente del Consiglio che ha conti aperti con la giustizia avrebbe dovuto (…) sbrigare prima le sue pratiche legali e poi proporsi come guida del Paese” (Il Fatto, 8 aprile 2002).

Nella dichiarazione detta “editto bulgaro”, perchè rilasciata a Sofia, il presidente del consiglio affermava che Enzo Biagi e il suo collega Michele Santoro avevano fatto un uso improprio e criminoso della televisione pubblica. Dopo poco furono estromessi dal palinsesto della RAI, alla quale hanno fatto ritorno a diversi anni di distanza e dopo sentenze giudiziarie a loro favore. Questo evento è sicuramente una dimostrazione che la libertà di fare giornalismo, riconosciuta dalla Costituzione, può venire compromessa quando entra in conflitto con gli interessi di figure di alto livello.

La libertà di informare garantisce la diffusione di informazioni e opinioni, e include: diritto di cronaca, diritto di critica, diritto di satira. Negli ultimi anni l'Italia è scesa molto nella classifica della libertà di stampa arrivando al 77° posto e divenendo un paese con libertà di stampa PARZIALE, probabilmente a causa di denunce per diffamazione ai giornalisti, oltre che all'escalation di intimidazioni fisiche da parte del crimine organizzato.

Le libertà di pensiero e parola costituiscono un fondamento nelle democrazie liberali, mentre nei regimi totalitari sono sempre state oggetto di persecuzione. Oggi in Paesi come Iran, Cina, Corea del Nord, Birmania, Cuba, Turchia, la libertà di stampa non è permessa.

La Legge Mammì (1990, n. 223) e il "Regolamento per l'accesso al Servizio Radiotelevisivo Pubblico" (2001), disciplinano in Italia la “Libertà di essere informati” basandosi sul pluralismo informativo, ovvero garantendo una pluralità di punti di vista e opinioni sui mezzi di comunicazione di massa. In verità la questione ha implicazioni molto complesse in quanto vi è sempre la possibilità che l’informazione possa essere controllata da un numero ristretto di soggetti a monte, facendo decadere l'stanza pluralistica. Per esempio non è abbastanza disciplinato il settore del conflitto di interessi, cioè il controllo esercitato dagli assetti proprietari dei mezzi di comunicazione.

Disse Biagi: “Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia, non deve avere aggettivi: è la libertà.”

Elena Iovannitti, Ilaria Visca

 

 

di Redazione I.I.S. Bafile-Muzi


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