LA TURCHIA RACCONTATA DA NURSENA SADOGLU - Intervista ad una studentessa turca
 
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    I.I.S. Bafile-Muzi Attualità 27/04/2018 27/04

    LA TURCHIA RACCONTATA DA NURSENA SADOGLU

    Intervista ad una studentessa turca

    La redazione Aula56 ha intervistato, via skipe, una studentessa turca con l’obiettivo di conoscere il punto di vista di una coetanea sulla realtà di un paese che pur essendo dell’area europea presenta rispetto ad essa molte differenze culturali e politiche.

    Nursena Sadoglu, 21 anni, vive a Istambul assieme ai suoi genitori e sua sorella minore, liceale. Il padre lavora nel campo edile mentre la madre, casalinga, si adopera presso un'associazione umanitaria che sostiene persone in difficoltà. Nursena studia Scienze Politiche, le piace viaggiare, leggere molti libri e dedicare il tempo libero agli amici, a guardare film, a fare compere.

    Alla nostra prima domanda “Cosa farai quando concluderai gli studi universitari? Credi che andrai via dal tuo paese?” risponde che dopo l'università le piacerebbe conseguire un master in Inghilterra, e stabilirsi lì per almeno due anni lavorando come tirocinante. 

    Le abbiamo chiesto di parlarci di Istambul, sua città natale, e delle differenze con la capitale Ankara. Nursena afferma che Istambul ha storicamente ospitato differenti culture, essendo un crocevia tra oriente e occidente per via della sua posizione geografica occidentale. Tutt'ora, la città affronta quotidianamente problematiche di tipo sociale essendo una metropoli aperta e tollerante verso culture e religioni non musulmane, a differenza della conservatrice capitale Ankara. Questa differenza tra Ovest ed Est, ha avuto come conseguenza una grande migrazione interna verso città più occidentalizzate, come Istambul, producendo peraltro un grave problema di sovraffollamento. 

    A proposito di quanto la religione ha influito sulla sua vita e come ha condizionato la sua crescita in quanto donna, lei comincia dicendo che la sua religione è l’Islam, la religione predominate in Turchia. La maggior parte dei musulmani sono legati ai valori radicali e conservatori della religione, e credono che le donne non possano uscire se non coperte e accompagnate da un familiare, per proteggere il proprio corpo da sguardi maschili indiscreti. Invece lei non indossa il velo per nascondere i capelli, come neanche le altre donne della sua famiglia. Ciò le ha causato non pochi problemi, come per esempio quando, camminando per una delle vie più conservatrici di Istambul, è stata insultata da passanti per il suo abbigliamento poco orientale. Questi episodi sono molto difficili da affrontare per una donna. Nonostante ciò rispetta la scelta delle sue coetanee che indossano il velo. Crede che indossarlo o non indossarlo non debba essere un fattore di discriminazione.

    Nursena ha vissuto delle esperienze all'estero, ha notato delle differenze? Qual'è il suo parere riguardo all'integrazione?

    Ci racconta, con ironia, che ha vissuto la sua prima esperienza all'estero a Parigi dove non doveva temere di essere borseggiata. Per quanto riguarda l'integrazione, crede che sia favorita dalla globalizzazione e dall'evoluzione tecnologica, che supporta la comunicazione tra i diversi paesi nel mondo. La nostra intervista è un bell’esempio di condivisione.

    I turchi sono favorevoli alla islamizzazione e all’allontanamento della Turchia dall’Europa? Cosa pensare dei forti conflitti interni nella attuale situazione turca? Secondo Nursena la politica di islamizzazione è favorita solo dalla parte nord orientale e più conservatrice del paese, la quale purtroppo conta un gran numero di sostenitori. Perciò si sono succedute manifestazioni di intolleranza e create scomode situazioni di tensione civile. Ciò ha provocato una notevole migrazione verso l’Europa. E, in seguito al rifiuto dell'Europa di accogliere ulteriori migranti, il movimento migratorio ha subito uno spostamento verso la Turchia occidentale, più progressista.

    Esistono e persistono differenze culturali e, sottolinea, religiose, tra Europa e Turchia. Questo scoraggia l'Unione Europea che teme di rinforzare il contagioso radicalismo islamico. L’interpretazione di Nursena è che l’Europa ha dei preconcetti religiosi e non una visione esclusivamente politica come dovrebbe; questo la porta a non essere sufficientemente integrazionista nei confronti della Turchia. Il dialogo fra paesi non dovrebbe limitarsi a sole trattative commerciali, ma rivolgersi allo sforzo di una integrazione tra culture diverse.

    Qui a L'Aquila è stato realizzato un murales che ritrae il viso di Can Dundar, il noto giornalista turco, per sostenerlo nella sua causa di diritto alla libertà di stampa in Turchia. Come considerare questo diritto? E gli enti internazionali hanno prestato adeguato sostegno al riguardo? Nursena risponde che molti giornalisti sono considerati criminali e condannati. Il sistema politico ed il governo sono così corrotti che, nonostante i diritti costituzionali, ha accusato questi giornalisti di essere i responsabili dei conflitti interni. Dovrebbe invece essere garantito il diritto a svolgere il lavoro di informazione. Lei dichiara di non essere d'accordo con questi politici corrotti, perché ritiene che la libertà di parola, la libertà di esprimere il proprio pensiero senza essere giudicati o arrestati, sia necessaria per raggiungere l'uguaglianza dei diritti di ogni cittadino. Nella sua università si sta attuando una propaganda con articoli e manifesti che riguardano giornalisti, letterati e uomini di cultura che hanno cercato di opporsi al venir meno delle libertà costituzionali. 

    Infine le chiediamo se conosce lo scrittore Orhan Pamuck e “Il Museo dell’innocenza” che ha allestito a Istambul. Nursena conferma di conoscerlo e di aver letto e apprezzato molti suoi romanzi. Proprio recentemente ha preso parte ad un evento in cui era ospite Orhan Pamuck ed ha avuto l'occasione di incontralo di persona. Era davvero molto emozionata. Per quanto riguarda il Museo dell'Innocenza, lo ha visitato lo scorso anno ed è rimasta favorevolmente colpita soprattutto dalla sala dedicata alla lettura di testi sull'attuale situazione politica del paese.

    All'ultima domanda “Senti l'esigenza di un cambiamento?” risponde con amarezza ma con un sorriso sulle labbra che, certamente, vorrebbe che cambiassero molte cose.

     Dimitra Oikonomou, con la collaborazione di Gaia Cipriani 

     

     

    di Redazione I.I.S. Bafile-Muzi


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