Apice irpino: un luogo fantasma raccontato da Sandro Giordano - Per riflettere sul turismo post-sisma
 
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    I.I.S. Bafile-Muzi Attualità 25/05/2018 25/05

    Apice irpino: un luogo fantasma raccontato da Sandro Giordano

    Per riflettere sul turismo post-sisma

    In Italia, paese dai mille borghi, alcuni centri rurali sono stati condannati al totale spopolamento in seguito a catastrofi naturali. Uno di questi è Apice, nella provincia di Benevento, in seguito al sisma del 1962. Alla scoperta di questo luogo, apparentemente fermo nel tempo, è andato Sandro Giordano, fotografo e attore conduttore della serie televisiva “Ghost Town”, alla ricerca delle più remote città evacuate in seguito a catastrofi naturali. Ghost Town è un importante programma di taglio documentaristico e di indagine suggestiva di ciò che la fotografia narra meglio della parola.

    Giordano comincia il suo viaggio da Benevento, attraversa la Via Appia ancora oggi percorribile. A 15 Km dalla città in direzione sud est si imbatte nel piccolo centro di Apice che originariamente si raggiungeva attraverso il Ponte Appiano di cui rimangono solo suggestive rovine nella radura. Quando arriva ad Apice percorre nel silenzio assoluto le stradine deserte arrampicate sui colli.

    E’ chiamata “la Pompei del ‘900” perché, come l’eruzione del Vesuvio ha cristallizzato nel tempo e nello spazio Pompei, così Apice è rimasta immobile come nello scatto di una cartolina. D'altra parte il terremoto del ’62 è definito “terremoto bianco” in quanto le abitazioni viste dall’esterno sembrano non aver subito gravi danni ma all’interno sono crollate interamente, con collassi dei solai e dei tetti, caduti trascinando i piani intermedi fino a terra.

    Le sue strette stradine, che procuravano riparo dal freddo in inverno e dal caldo in estate, dovevano apparire prima del sisma colme di bancarelle, racconta Giordano, durante lo svolgimento delle sue circa 24 fiere annuali, tradizioni che testimoniavano l’abbondanza economica e di fervore culturale che aveva avuto nel suo periodo di massimo splendore ai tempi di Ferdinando D'Aragona che la edificò, quando l’abbondanza di acqua portava movimento commerciale e benessere e ne faceva un luogo strategico per il controllo dell’area.

    Originariamente nacque come accampamento romano per il completamento della Regina Viarum. Venne distrutta nel 1962 da un terremoto che portò all’emigrazione del 20% degli abitanti. Già nel 1930 un terremoto aveva convinto il re ad evacuare la zona con un decreto regio ma furono pochi coloro che lasciarono la città. Nel 1962, in seguito al devastante terremoto in Irpinia, tutti gli abitanti lasciarono definitivamente il posto per stabilirsi nell’odierna Apice Nuova. Questa doveva essere, nella emergenza, una sistemazione provvisoria simile a quella dei nostri “map” post-sisma. Ma con il tempo e il definitivo abbandono di Apice, fu permesso alla popolazione di modificare le nuove sistemazioni come fossero di proprietà e questo decretò la fine delle speranze di ricostruzione. 

    Uno degli ultimi abitanti a lasciare Apice vecchia fu Tommaso Conza, il barbiere del paese, rimasto fino al 2007. Sandro Giordano gli chiede quale fosse il più bel ricordo dell’antico borgo e Tommaso ricorda il giorno in cui, tornato dall’estero, aprì il suo Salone e tutti gli abitanti si affacciarono incuriositi. Invece il più brutto dei ricordi è stato il giorno del terremoto. Era domenica, tardo pomeriggio, tutti riuniti per la partita Juventus-Inter, quando un tremendo boato irruppe nella vita di ognuno. Si alzò una nube rossa che rendeva il paesaggio inquietante. Il barbiere assisté impotente alla scena, rannicchiato con la famiglia sotto un tavolo.

    Si entrò nel vivo di un piano di ricostruzione del paese solo nel 1980, ma fu abbandonato perché troppo tardivo, ormai si era ritornati ad una forma di normalità e si era finalmente ricostituito il tessuto sociale. Apice Nuovo è indiscutibilmente più brutto del vecchio, ma chi può biasimare gli abitanti di Apice per non essere tornati nelle vecchie abitazioni arroccate? Dopo lo shock iniziale, la fatica di ricostruire in tanti anni la propria vita, chi mai sarebbe riuscito a tornare indietro? Per andare avanti bisogna lasciarsi sempre qualcosa alle spalle. Alcuni girano i tacchi e non si voltano più, altri continuano a guardare indietro, ma rischiano di traballare sulla strada del futuro. Nessuno fa bene e nessuno fa male. Resta dentro comunque l’immagine devastante di un luogo distrutto.

    La trasmissione di Sandro Giordano ha la forza di far rivivere l’esperienza di camminare fra le macerie. Perché hanno un effetto così potente su di noi? Penso a Pompei, alle acropoli, a tutti i luoghi che visitiamo con interesse storico-archeologico. Ma, mi dico, ci attira qualcosa di più che l’aspetto storico-culturale, come dimostra il turismo post-sisma aquilano. Suona tanto strano e brutto: turismo post-sisma! Ma forse esso rivela la necessità di imbattersi nella morte per raccogliersi un attimo nello stupore e nel rispetto e, speriamo, nella riflessione critica.

    Carlo Esposito

     

    di Redazione I.I.S. Bafile-Muzi


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